Yoga moderno - Contenuto della pagina Stampa o Pdf Stampa o Pdf

  • Breve storia dello Yoga moderno
  • Asana moderni, sequenze e tipi di Yoga

 

- Breve storia dello Yoga moderno

 

Il primo pioniere dello Yoga in Occidente è stato Swami Vivekananda, attraverso una lunga serie di conferenze tenute a partire dal 1893 in America e in Europa. E’ lui che, con il suo famoso “Raja yoga” del 1896, getta le basi del moderno Yoga, aperto a ogni cultura e religione e dove la pratica fisica era pressoché assente. E’ sempre lui che ha favorito la rinascita dello Yoga in terra indiana, dato che da almeno tre secoli lo Yoga filosofico era rimasto prerogativa di pochi eletti e lo hatha-yogin era tenuto in scarsa considerazione perché facilmente confuso col fachiro o col sufi musulmani.

 

Il motivo di questa temporanea caduta dello Yoga, dopo quasi due millenni di enorme rilevanza, va ricercato nelle vicende storiche che hanno afflitto l’India in questi ultimo otto secoli. Riportiamo solo un paio di dati relativi alle dominazioni straniere che si sono susseguite a partire dal XII secolo e fino al XX secolo: quattro secoli di dominazioni islamica, due secoli di dominazione mongola e due secoli di dominazione inglese (1757-1947).

 

L’Occidente, dicevamo, era rimasto colpito da questo messaggio filosofico, spirituale e meditativo pressoché sconosciuto, ma l’India, ancor prima, era stata rapita dall’energia sprigionata dai corpi atletici forgiati dalla disciplina della Cultura fisica che aveva affascinato l’Europa e l’America alla fine del XIX secolo e che non aveva risparmiato, ad opera dei civili e militari inglesi, anche la terra indiana.

 

Per la cronaca, il XIX fu un secolo di grande attenzione al corpo. Fin dagli inizi dell’Ottocento si era affermata la Ginnastica medica svedese e i suoi metodi si erano diffusi ovunque. Il corpo, le sue possibilità e la sua salute si imposero come imperativi necessari. Fu una  “globalizzazione” ante litteram dei bisogni del corpo, un vero e proprio contagio intercontinentale, una solenne fascinazione.

 

Ma gli otto secoli di dominazione straniera non poterono che favorire la nascita e lo sviluppo di un potente movimento nazionalista indiano che si ripromise di dare lustro alle antiche tradizioni e alle antiche saggezze partendo dalla sua stessa storia.

 

E siccome la Cultura fisica occidentale aveva già conquistato il cuore di molti indiani, tra cui alcuni Maharaja potenti, ci fu chi ebbe la capacità di ammantare quella moderna attività fisica con gli elementi filosofici propri dello Yoga. Nel Karnataka, per volontà del Maharaja di Mysore, nel suo stesso Palazzo, fu istituita negli anni ’30 una Scuola di Cultura fisica che fu affidata alle cure di Tirumalai Krishnamacharya e che aveva come dichiarato obiettivo quello di creare nuove tecniche e sequenze di tecniche che si adattassero alle esigenze della cultura indiana. Le personali conoscenze di Krishnamacharya sullo Yoga fecero il resto e i più noti maestri che uscirono da quella Scuola furono B.K.S. Iyengar e K. Pattabhi Jois. Il resto è storia modernissima.

 

Fu così che quei maestri, nell’arco di soli trent’anni, riuscirono a dare corpo e vita al cosiddetto Yoga moderno, o Hatha-yoga moderno. Hanno seguito il solco lasciato da Vivekananda, anche se, diversamente dal suo pensiero, hanno dato enorme enfasi agli aspetti fisici. Essi sono giunti in Occidente negli anni ’50 e in pochi decenni lo hanno letteralmente conquistato.

 

L’India e la sua saggezza, per mezzo dello Yoga, si è presa una rivincita storica sulle genti e sulle culture che l’avevano per lungo tempo dominata.

 

Abbiamo voluto esporre le premesse storiche dello Yoga moderno. Chi volesse approfondire il tema può consultare il ricco e documentato testo: Mark Singleton, “Yoga body, The origins of modern posture practice“, Oxford University Press, New York, 2010, p. 273 (scaricabile on line in PDF), frutto di vent’anni di ricerche fatte da studiosi e da indianisti di elevata taratura.

 

Vent’anni di studi, a partire da Gordon Melton nel 1990, durante i quali diversi ricercatori dell’Università di Stanford, di quella di California e di Berkeley si sono occupati delle origini e dello sviluppo dello Yoga moderno. I nomi di questi studiosi sono: Karl Baier, Fuchs, Norman Sjoman, Joseph Alter, Elliot Golsberg, Sarah Strauss, Elisabetta De Michelis, Mark Singleton e ancora altri.

Gli ultimi due fanno parte dell’Istituto di Ricerche Indiane di Cambridge e hanno dato alle stampe pubblicazioni mirate di tutto rispetto. 

 

 


 

- Asana moderni, sequenze e tipi di Yoga

 

Rispetto ai 32 asana dello Hatha-yoga tradizionale, lo Yoga moderno ha creato una quantità enorme di posizioni, nel numero di diverse centinaia, frutto, molto spesso, delle caratteristiche fisiche dell’insegnante che le ha ideate. Ma, purtroppo, la quantità va spesso a scapito della qualità e il dedicare tante energie al corpo, fino a fargli eseguire (poveretto!) delle sequenze acrobatiche o fargli assumere delle posizioni contorsionistiche, genera facilmente il rischio di non poterlo ascoltare e di trascurare la mente. Quando invece sappiamo che lo Yoga è, per tradizione e cultura, uno strumento di disciplina della propria mente, uno strumento raffinato fatto di conoscenza, di spiritualità, di etica e di tecniche meditative.

 

Questo stato di cose ha generato la nascita di un’enorme varietà di tipi di Yoga, dalle definizioni le più fantasiose, che nascono e muoiono anche nel giro di una stagione. La ragione è da cercare nell’offerta di effetti speciali che dovrebbero garantire una risposta pressoché immediata e che, invece, se riesce a sbalordire all’inizio più in là di tanto non riesce ad andare. Ma questo fa parte delle cose della vita ed è già una cosa buona che venga citata la parola “Yoga”, perché chi viene a conoscerla, prima o poi, si chiederà cos’è.

 

Ben vengano, quindi, i diversi tipi di Yoga, le varie sequenze e le tante posizioni dello Yoga moderno a servizio delle esigenze dell’Occidentale, ma la raccomandazione è di porre un’attenzione particolare agli asana tradizionali e alle loro varianti, che possono anche essere numerose, ma sempre frutto di una lunga sperimentazione. E poi alla visione del mondo e alle relazioni che instauriamo con lui. Al superamento delle proprie afflizioni mentali e, infine, alla ricerca del bene comune che è in ogni cosa.

 

Va proprio in questa direzione il famoso articolo di Federico Rampini su La Repubblica del 9 gennaio 2012 dal titolo “Yoga, il mito si incrina. Non fidatevi, fa male”, il quale, anche se cultore di Yoga con al suo attivo degli articoli specifici, mette in guardia contro i pericoli derivanti da uno Yoga che trascura sia la conoscenza e il rispetto del proprio corpo sia i suoi dati tradizionali di partenza.

 

Potete leggerlo qui sotto, corredata da un illuminante commento del Presidente dell’Unione Induista Italiana, cliccando sull’icona:

 

Articolo Rampini con commento del Pres. Ass. Induista Italiana